QUISTA E' LA VERA VERA PIZZICA
C'è la capacità di mettere in discussione il percorso compiuto dalla musica popolare negli ultimi anni, nella nuova produzione artistica di Daniele Durante che con l'uscita dal CANZONIERE GRECANICO SALENTINO, consegnato alla guida del figlio Mauro, e dopo alcuni di ricerca e riflessione torna, mescolando profondità e leggerezza, a svegliare il tempo.
Il leitmotiv di Durante è che la musica perde il suo potere quando il musicista perde la curiosità e l'umiltà davanti ad essa. Le registrazioni di canti e musiche della tradizione salentine degli anni 50, dimostrano l'inutilità di riciclare le idee musicali con la semplice riproduzione di quell'intuizione avuta in passato. Il dovere delle nuove generazioni è quello di trovare le verità nuove e impellenti della pizzica nell'inevitabile flusso della musica. E dunque qual'è la vera pizzica? Nel nuovo "spettacolo" di Durante, c'è la ricerca di un nuovo centro di energia. Energia primordiale che struttura le cose, e che ci permette di vibrare in perfetta sintonia con la natura circostante. E martellamento e percussione degli strumenti sono il tramite ideale per raggiungere questo obiettivo, per una ricontestualizzazione della funzione curativa della pizzica, per esorcizzare i mali di oggi. Un ritmo che è chiave essenziale per ritrovare il centro di noi stessi. Il centro per afferrare la sostanza della musica che significa essere pronti ad intraprendere una ricerca che non terminerà mai. E tra i mali di oggi nei testi di Durante c'è l'esasperato bisogno del Salento di apparire e mai di essere. Così accade che accanto al sole, al mare e al vento, tra le ricchezze di questa terra ci siano i nonni "tirati in ballo" ogni volta che il pressapochismo di molti sostituisce studio e ricerca con il facile richiamo alla tradizione. Scrive Durante e si interroga e ci interroga: "e li nonni te lu Salentu non anu aratu ne fabbricatu ma tuttu lu tiempu alti neputi la pizzica anu mparatu".(e i nonni del Salento non hanno arato ne costruito ma tutto il tempo ai nipoti la pizzica hanno insegnato).In "Mamma la pena" Durante va oltre. Quale sarà la tradizione? Oggi che "mancu li santi essenu an prucessione se nun ha riata la telvisione"(Oggi che neanche i Santi escono in processione se non è arrivata la televisione). E dunque "de quai annanzi quista è la tradizione cu bessimu tutti alla televisione ca la ripresa ni la registramu e ogni sira a casa ni la uardamu"(da adesso in poi questa è la tradizione:di apparire tutti in televisione, la ripresa ci registriamo e la sera a casa ce la guardiamo). Che pena ! Pena che fa morire la coscienza critica. Nella nuova produzione di Durante c'è l'esplorazione intellettuale della "Quistione meridionale". Se hai passato già 30 anni e sei senza lavoro, se sul lavoro precario fanno studi, monitoraggi convegni, se dopo tutto sei ancora senza lavoro allora "tu si de lu sud". Ancora un buon affare la "quistione meridionale" ma con una via d'uscita, una via di fuga che è essenza del Sud. Perchè "se invece moi cominci biti quiddhu ca pueti fare, allora tu si de lu sud",,( se invece adesso cominci a vedere quello che puoi fare, allora tu si che sei del Sud) conclude Durante. Perchè così come per un musicista che esegue un brano, il compito non è quello di esprimere o interpretare la musica in quanto tale ma diventarne parte, il futuro è nella mani di chi ha voglia di ricominciare da sé. E la vera pizzica riparte da un essenziale e coinvolgente "poro po poro po poro po" come suggerisce la piccola Caterina che, "senza cu parla/ cu picca soni tuttu te face capire/ e quando stae contenta balla/ ntisa la manu e canta cussì".
Gabriella Della Monaca

I versi, la voce, le note nelle “mani del Sud”: Daniele Durante canta Vittorio Bodini e i suoi versi ormai divenuti “simbolo”, fotografie poetiche, immagini raffinate e straordinari racconti di scorci e momenti, di incantesimi e realtà,di storie e di Storia. “Le mani del Sud” sono un’opera musicale e letteraria nata grazie al coinvolgimento della casa editrice Besa e dell’etichetta Anima Mundi, cd più libro, in vendita a Lecce e provincia in abbinamento facoltativo a quiSalento, al prezzo di 15 euro. “Le mani del Sud”, spiega Daniele Durante, “sono servite spesso a dilaniarsi e ad erigere paletti e barricate con cui inibire ed annientare tutto ciò che gli altri cercano di costruire, ma sono servite anche a produrre suoni che, stratificandosi, hanno dato origine a quel fermento musicale salentino invidiato da molti. Le mani del Sud, con questo lavoro, riconsegnano le parole di Bodini alla sua terra, nella speranza che la musica contribuisca a diffonderne il magico suono”.
Il cantautore salentino riprende una sua vecchia idea, nata ai tempi del Canzoniere Grecanico Salentino, condivisa con Rina Durante e poi accantonata. Ma un’idea che non è più andata via e ripresa oggi, a più di quarant’anni dalla morte di Bodini, dopo l’esplosione della “salentinità” e con l’esigenza, forse della riscoperta dell’intimità di una terra in preda a clamore e confusione. Quella terra raccontata da Vittorio Bodini come da nessun altro, perché Bodini “era salentino ma anche ‘esterno’ (viveva spesso fuori)”, spiega Daniele Durante, “quindi il rapporto tra il poeta e la sua terra era conflittuale e pieno di rancore,come tutti i grandi amori”.
Un lavoro nato dalla consapevolezza che la poesia di Bodini ancora oggi con straordinaria lungimiranza fotografa tutte le contraddizioni del Sud. Un’operazione, perché no?,anche abbastanza rischiosa, che ha lasciato negli anni non pochi interrogativi allo stesso musicista, sul fatto che potesse essere “inutile” o perfino “dannosa”. Così non è stato, e le dieci poesie-canzoni, o canzoni-poesie, scivolano senza forzatura alcuna, il che dimostra come Daniele Durante abbia letto, pensato, metabolizzato quelle immagini, scegliendo le poesie da musicare, certamente in base alla bellezza del testo, ma anche e soprattutto dalla possibilità che questo offriva nell’essere musicato. In qualche poesia Durante spiega pure di aver “forzato la mano”, cambiando la suddivisione in versi, inserendo ritornelli e ripetizioni nei testi originali, solo per renderli più vicini alla “forma canzone”.
Da “Le mani del Sud”, la “madre ispiratrice” del progetto, a “Finibusterrae”: partenza e arrivo di questo percorso per immagini e note affrontato con la chitarra in mano e…“Col tramonto sulla spalla”. Quindi le altre poesie-canzoni: “Due cose non ha il Sud”, “Conosco appena le mani”, “Qui non vorrei morire”, “Viviamo in un incantesimo”, “Cade a pezzi”, “Battono colpi a case addormentate”, “Cocumola”, ognuna con una linea melodica ispirata dal testo. Ballate malinconiche e nostalgiche, nenie “latine” e popolari, dolci e accattivanti, sobrie e ritmate. Questo nel cd, al quale hanno dato il loro contributo Francesca Della Monaca voce e percussioni, Luigi Bubbico al piano, e Stefano Rielli al contrabbasso.
Nel Salento, qualche decennio fa, la popolazione aveva una propria cultura, strettamente collegata ad un mondo agricolo e di conseguenza una produzione culturale che era caratterizzata da una evidente “identità”. L’industrializzazione ed il boom economico italiano hanno costituito dei modelli, che veicolati attraverso i media, sono stati un forte richiamo per la popolazione salentina, che ha avuto un alto tasso migratorio, producendo notevoli danni all’economia locale e soprattutto disgregando il tessuto culturale nelle sue principali espressioni, con una evidente situazione di dipendenza sia economica che culturale.
Spesso questi modelli sono accettati acriticamente proprio perché si è rifiutato o addirittura perso la propria “identità culturale”.
Ma che cosa è “identità culturale” di una realtà locale e quali sono gli elementi che la costituiscono? Molteplici e difficilmente separabili: la lingua parlata, la musica, il canto, i balli, i riti, le tradizioni, i modi di esprimersi, i gesti, i rapporti umani e il posto in cui si vive.
Ma attenzione! Gli elementi specifici di un’area - per quanto isolata – non sono immutabili; sono già mutati nei secoli, mutano sotto i nostri occhi e muteranno ancora nella loro specificità, prima più lentamente, oggi più velocemente e niente può arrestare il loro mutamento: illudersi che non cambino è solo un sogno conservatore di chi vuole ridurre intere comunità a musei, in una visione estetizzante della “civiltà contadina”, ormai abbondantemente superata e rifiutata nella vita quotidiana. Il mutamento dell’economia, il sorgere di nuove classi sociali, i nuovi rapporti con l’esterno, i nuovi modelli di comportamento indotti, il confronto e le tensioni tra vecchio e nuovo, hanno prodotto in tempi brevi significativi ed irreversibili mutamenti socio-culturali e psicologici, anche se non ancora definiti o non sufficientemente maturati.
Guai a ripiegarsi sul passato e la tradizione, alla ricerca difensiva di un’identità perduta, mitizzando i più dimenticati segni, materiali e simbolici, di una cultura dimenticata: così facendo, invece di sviluppare un’area, ne facciamo una riserva. Bisogna, al contrario, individuare le radice uniche ancora vitali delle vecchie culture, cogliere i tratti essenziali che ne sopravvivono e tener conto di come si sono trasformate e come potrebbero trasformarsi nell’incontro-sintesi con altre espressioni culturali: solo così queste culture si rivitalizzano e si orientano in funzione di componenti attive dello sviluppo.
In tal modo un processo formativo metterà in condizione la cultura di una comunità a continuare in modo vitale a svolgere il suo ruolo simbolico di identificazione, presupposto per uno sviluppo non distorto.
MEDITERRE ORKESTRA I SUONI DALLA MEMORIA
Le vie dei canti e i sentieri della musica che si incrociano nell’area del Mediterraneo parlano lingue diverse e suonano strumenti diversi, tuttavia comunicano, si riconoscono, interagiscono e solidarizzano. Da questo punto di vista il Salento, in quanto terra di incursioni, incroci etnici e culturali, potrebbe diventare culla naturale delle tradizioni popolari e al contempo luogo per nuove forme di sperimentazioni musicali.
MEDITERRE ORKESTRA traccia solchi profondi in questa direzione con a nuova produzione dei maestri DANIELE DURANTE e LUIGI BUBBICO, affiancati da professori d’orchestra, interpreti di jazz etnico, fiatisti di banda ed interpreti della musica popolare.
